Cristian Calestani

PARMA - Un problema costante, non più saltuario o periodico. Nel parmense la crisi idrica sta diventando un’emergenza cronica ed il settore agricolo chiede, all’unisono, interventi

per risolvere un problema che non è più solo dell’agricoltura, ma anche dell’industria e più in generale dei privati cittadini, come dimostrano i continui appelli, ad un uso responsabile della risorsa idrica, giunti da più parti negli ultimi giorni in un’ampia area del parmense e del piacentino. Di tutti questi temi si è parlato nel corso di un convegno convocato dal Consorzio di bonifica parmense ed al quale hanno partecipato gli esponenti di Cia, Confagricoltura e Coldiretti di Parma, tra i quali anche la presidente di Cia Parma Ilenia Rosi. Catastrofici i dati presentati dal Consorzio. Quella del 2017 è la terza primavera più calda dal 1830 ad oggi, con temperature superiori alla media anche di 5/6 gradi e precipitazioni inferiori alle previsioni climatiche del periodo mediamente al di sotto del 50/60% nell’area tra Parma e Piacenza.

“La diminuzione media di 1,26 metri in un anno riscontrata nella misurazione delle quote di falda – ha spiegato Meuccio Berselli, direttore del Consorzio di bonifica – dimostra come la risorsa acqua sia in velocissimo depauperamento”. Tutto questo potrebbe costare fino a 60 milioni di euro di danni, il beneficio stimato della corretta irrigazione alle coltivazioni agricole del parmense. E gli scenari futuri, purtroppo, non sono certo incoraggianti perché si calcola che la crisi si potrebbe protrarre per tutto il mese di luglio. “La situazione è davvero grave – ha certificato Luigi Spinazzi, presidente della bonifica – non solo per l’agricoltura. Ad avere problemi saranno anche le industrie e i privati cittadini”. Dall’incontro è arrivata l’ennesima richiesta stringente affinché si convochi al più presto un tavolo tecnico attraverso il quale adottare una strategia efficace perché il tempo, per salvare le produzioni agricole del nostro territorio, è ormai scaduto.

“È fondamentale – ha dichiarato la presidente di Cia Parma Ilenia Rosi – operare d’anticipo rispetto a fenomeni estremi sempre più imprevedibili. Si deve lavorare per riuscire a trattenere le acque quando ci sono e per questo sarà importante anche l’impegno dei politici e delle istituzioni. Ogni anno si cade sempre nello stesso errore: pensare di trovare soluzioni all’emergenza quando ormai la crisi idrica è conclamata. A mio avviso bisogna andare oltre le parole e progettare per tempo le soluzioni”. Tanti i temi di cui discutere. Si va dalla revisione dei parametri del minimo deflusso vitale all’utilizzo di infrastrutture in fase di progettazione come la cassa di espansione sul Baganza a Sud della città, non solo per i giustissimi fini di sicurezza idraulica, ma anche in termini di invaso per trattenere l’acqua nei periodi dell’anno in cui è presente. Il Consorzio di bonifica ha parlato invece di un progetto da 15,2 milioni di euro per il rifacimento delle canalette nelle zone a Nord di Parma in modo da ridurre l’evaporazione dell’acqua e la perdita di carico. Si è tornati a discutere anche dei famosi invasi di Medesano, di fatto però appiedati dalla crisi dell’edilizia che non ha reso necessari gli scavi per l’utilizzo della ghiaia e, dunque, difficilmente realizzabili. Notevole la preoccupazione dell’Organizzazione interprofessionale del pomodoro da industria, che ha parlato di “problemi in campo per una coltura nella quale non ci si può permettere di saltare turni di irrigazione, ma difficoltà anche nel comparto industriale che ha bisogno di acqua durante la fase di trasformazione del pomodoro”.

Presenti al convengo anche i consiglieri regionali Barbara Lori e Alessandro Cardinali: “In Regione c’è consapevolezza di queste problematiche – hanno dichiarato -. Ci sono le condizioni per progettare insieme in un tavolo tecnico”.

All’incontro hanno partecipato anche diversi sindaci del parmense.

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