COMUNICATI STAMPA ROMAGNA

ROMAGNA

Annata agraria di Cia Romagna: un 2020 difficilissimo fra Covid, meteo, parassiti, fauna selvatica e mercati sempre più competitivi

Dai dati emergono, fra le altre cose, andamenti positivi per olio e vino, molto negativi per le principali drupacee, negativi per l’actinidia e l’apicoltura. Molta varietà di andamenti nei vari comparti e nelle colture per superfici, rese medie e produzione

Si è tenuta in modalità webinar (www.youtube.com/watch?v=eXQzP1Pv7Yg), la tradizionale presentazione dei dati dell’Agraria agraria di Cia Romagna. L’edizione 2020 ha visto la partecipazione di Danilo Misirocchi, presidente Cia Romagna, Mirco Bagnari, direttore Cia Romagna, Cristiano Fini, presidente Cia Emilia-Romagna, Dino Scanavino, presidente Cia Agricoltori Italiani, Denis Pantini di Nomisma, Pierluigi Randi vicepresidente Ampro, e Manuela Rontini, consigliere regionale.

Nell’anno del Covid-19, il quadro in Romagna per le imprese agricole è senza precedenti e l’emergenza del 2020 è la loro sopravvivenza. Per alcuni comparti è l’emergenza sanitaria che ha messo in affanno le aziende; per altri le ragioni vanno ricercate in problemi strutturali ai quali si sono aggiunti problemi contingenti, come le avversità atmosferiche, che nel 2020 hanno interessato la Romagna: dalle devastanti gelate di fine marzo-inizio aprile, alla siccità, alle violente grandinate e piogge, al forte vento.  A ciò si aggiungono i danni causati da insetti alieni, dalla fauna selvatica, da nuove o più acute fitopatologie. Il tutto si traduce in una forte contrazione della produzione, trend che, in particolare per le principali colture frutticole, si registra da almeno tre anni. L’emergenza sanitaria ha effetto su tutti i settori economici. La contrazione del lavoro e del reddito è una problematica che dal settore primario scivola via via lungo tutto la filiera. Preoccupa la tenuta sociale, oltre che economica, del territorio.

I DATI DELLA ROMAGNA (Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini)

In estrema sintesi, di seguito, la previsione dell’andamento dell’agricoltura romagnola nel 2020.

  • Imprese: calano tutte (-0,8%), anche le agricole (-2,2%).
  • Frutticolo: aumentano ettari in produzione – calano ettari coltivati, rese medie, produzione. Aumentano i prezzi medi all’origine (tranne che per le pere). Attenzione, però: la produzione delle drupacee è pressoché azzerata e si prevede un calo anche dell’actinidia, nonostante superfici (coltivate e in produzione) in leggero aumento rispetto al 2019). Un esempio: la superfice totale di pesche e nettarine in tutte e tre le province romagnole (Forlì-Cesena, Ravenna, Rimini) nel 2020 è inferiore a quella che era nel 2015 la superfice di pesche e nettarine della sola provincia di Ravenna, sia per ettari coltivati (ha Ra 2015: 8.759 – ha Romagna 2020: 8.306), sia per ettari in produzione (ha Ra 2015: 7.959 – ha Romagna 2020: 7.696). Solo ciliegio e pero presentano maggiore produzione, seppur sotto il potenziale. Bene le mele, anche se con una produzione un po’ in calo: in Romagna, per quantitativi e finestra di mercato, si prevede una stagione che può essere soddisfacente.
  • Vitivinicolo e olivicoltura: aumento superfici, rese medie, produzione, qualità. Gli aumenti sono registrati in particolare nella provincia di Ravenna per il vitivinicolo. Cala l’export del vino a livello nazionale (-4%), ma in Romagna con le grandi cooperative e la moderna distribuzione il segno è positivo. Per i piccoli produttori, invece, sulle vendite di vino non tutto è rosa e fiori. L’olivo, in Romagna, trova la sua massima estensione in provincia di Rimini (1.684 ha di cui in produzione 1.651), seguita da Forlì-Cesena (ha 1.390, in produzione 1.100) e Ravenna (ha 650, in produzione 498). Si prevede una produzione in crescita del 73% rispetto al 2019, di circa 35 mila quintali di olive per 414 mila kg di olio, dei quali 39 mila Dop. La Romagna esprime le due Dop regionali: “Colline di Romagna” e “Brisighella”.
  • Cerealicolo: calano le superfici dei cerali considerati per la stesura dell’Annata Agraria realizzata da Cia Romagna (frumento duro e tenero, mais, orzo, sorgo): -2,7% (nonostante l’aumento di quelle a tenero e mais). In Romagna si è rilevata una buona annata per qualità e sanità e complessivamente con prezzi migliori del 2019. Duro, tenero e mais hanno maggiore estensione nel ravennate; l’orzo nel cesenate.
  • Industriali, orticole, sementiere: molta varietà di andamenti di superfici, rese e prezzi fra comparti e colture.
  • Zootecnia: la Romagna concentra la maggior parte degli allevamenti avicoli della regione (terza a livello nazionale) e si distingue in particolare per le galline ovaiole. Stabili gli allevamenti avicoli e bovini. Calano capi bovini da carne e da latte, calano capi ovicaprini. Aumento capi suini nel riminese. Calo dei prezzi. L’Apicoltura registra un altro pessimo anno.
  • Biologico: aumentano imprese e superfici, bene le vendite.
  • Florovivaismo: situazione molto variegata in Romagna per un comparto che a livello nazionale affronta, causa pandemia, una crisi economica senza precedenti. Stabili o leggermente in calo le aziende. Il calo medio del fatturato è di circa il 20%. Il prodotto gettato va da un minimo del 10% a oltre il 40%. Si prevede una contrazione della produzione delle Stelle di Natale e si registra uno stop ad intensità variabile negli investimenti nelle principali frutticole (drupacee e pomacee) a livello regionale e nazionale.
  • Forlì-Cesena e Ravenna nel 2019 esprimevano più di 6milioni di produzione lorda vendibile sui 15 milioni dell’Emilia-Romagna.
  • Agriturismo: anche questo comparto è stato duramente colpito dalla pandemia. In Romagna al 2019 erano 391 le aziende attive e 488 iscritte all’Elenco degli operatori turistici. A livello regionale erano 1.197 attive e 1.528 iscritte, in aumento sul 2018.
  • Vendita diretta, consegna a domicilio, e-commerce: emerge un’accelerazione nello sviluppo di nuovi canali di vendita, aumentati molto rapidamente da inizio lockdown, che si aggiungono ai più tradizionali (cooperative, consorzi, Op; mercati all’ingrosso e moderna distribuzione).

LE DICHIARAZIONI

Ha aperto i lavori Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna, che ha ripercorso le tante criticità che hanno afflitto il 2020 oltre al Covid. “In primavera abbiamo avuto grandi problemi dall’iniziale chiusura dei mercati agricoli. In questa fase è stata mantenuta la loro apertura, sono attività che si svolgono all’aperto e in piena sicurezza. Problemi ha avuto anche la silvicoltura, inserita molto tardi fra le attività ammesse durante il lockdown, e speriamo che la cosa non si ripeta. Si tratta infatti di un’attività importante sia per chi la esercita, sia per il mantenimento dei boschi e la tutela del territorio. Le restrizioni da Covid hanno aggravato poi la pressione della fauna selvatica, aumentata senza controllo, che non solo reca danni all’agricoltura, ma provoca incidenti e porta il rischio della peste suina. Ora con la zona arancione che impedisce gli spostamenti occorrono deroghe o è impossibile l’attività venatoria. Abbiamo avuto inoltre il problema delle gelate, con una vastità e un’entità di danni mai visti prima, per cui gli aiuti sono ancora insufficienti. L’ortofrutta è il comparto più in difficoltà a causa del clima, ma anche dei mercati, della cimice, delle patologie, e le aziende non riescono più a investire e innovare. Attendiamo ancora che finalmente si arrivi alla riduzione della burocrazia e chiediamo che per la copertura del rischio, dove vediamo un progressivo disimpegno delle compagnie assicurative, vengano incentivati strumenti nuovi, come le polizze parametriche. Infine il Green new deal: noi ci siamo, sin da quando già negli anni ’70 in questa regione abbiamo iniziato la lotta integrata. Ma non deve essere l’ideologia che detta le regole su coltivazioni e sostanze utiilizzabili, bensì la scienza e le competenze”.

Mirco Bagnari, direttore di Cia Romagna, ha sottolineato come il 2020 sia stato “Un anno durissimo, del tutto particolare, per il mondo ma, in particolare, per l’agricoltura romagnola, che ha dovuto fare fronte all’emergenza Covid ma anche ai pesanti danni da maltempo e legati al mutamento climatico (gelate, siccità, grandine). Cia Romagna ha lavorato per essere sempre vicina agli associati e per consentire loro di cogliere le opportunità che si sono aperte, come per esempio quelle sui vari contributi ma anche sul credito (su cui CIA Romagna ha sviluppato un nuovo servizio specifico). Ciò che è successo ha, però, spinto anche ad utilizzare modalità e canali nuovi di lavoro e ha riportato l’attenzione sulla centralità delle aziende agricole per la vita di ognuno di noi: siamo e saremo impegnati ad aiutare le imprese agricole a superare questo momento difficile e ad attrezzarsi per il futuro”

Cristiano Fini, presidente Cia Emilia Romagna. “Siamo riusciti a portare a casa per il prossimo anno 63milioni di euro per il risarcimento dei danni da cimice asiatica. Dalla prossima legge di bilancio continueremo a battere il chiodo per ulteriori risorse per le gelate tardive. Ma non dobbiamo continuare a rincorrere i problemi. Dobbiamo intervenire sugli strumenti assicurativi, che devono essere più puntuali ed efficaci. La legge 102 non va bene, il settore va riformato. Ci dobbiamo abituare ai fenomeni come gelate e grandine, per questo occorre agire in via preventiva. Lavoriamo infine con la Regione per diminuire la pressione burocratica”.

Manuela Rontini, consigliera regionale dell’Emilia-Romagna ha sottolineato come, “l’emergenza Covid ci ha fatto capire quanto sia forte e strutturato il settore agri-alimentare della regione”.

Ha chiuso con un messaggio di speranza il presidente nazionale di Cia, Secondo Scanavino: “Dopo la crisi viene lo sviluppo, e noi vogliamo continuare ad essere protagonisti di questo. Cia si assume la sua parte e la vuole fare fino in fondo”.

La versione integrale del report dell’Annata Agraria di Cia Romagna 2020 – corredata di dati e tabelle riassuntive per comparti e colture per le province di Forlì-Cesena, Rimini, Ravenna e Romagna – è consultabile e scaricabile a questo link  e le slide con tabelle riassuntive per estensioni, rese medie e produzione a questo link . L’utilizzo dei dati è possibile citando la fonte “Annata Agraria 2020 – Cia Romagna”.

L’Annata Agraria è stata curata da Lucia Betti, Giorgia Gianni ed Emer Sani dell’Ufficio Stampa di Cia Romagna. Il report è realizzato attraverso la consultazione di fonti scritte e orali. Per la ricostruzione dell’andamento dell’anno in corso, i curatori del volume si avvalgono della preziosa collaborazione degli Stacp di Ravenna, Forlì-Cesena e Rimini; delle Camere di Commercio della Romagna e di Ravenna; del supporto dei tecnici e della Segreteria di Cia Romagna e dei numerosi stakeholder del settore intervistati: agricoltori, rappresentanti di cooperative, consorzi, enti, esperti dei vari comparti esaminati, compreso andamento meteo e cambiamenti climatici.

L’ortofrutta e la sfida green dell’Unione Europea

Cia Romagna: il settore è pronto per il Green Deal? Servono chiarimenti

Il Macfrut Digital 2020 è stata un’ulteriore occasione per parlare dell’ortofrutta italiana alle prese con i nuovi obiettivi green dell’Unione Europea. Fra i principi cardine: riduzione dell’uso di agrofarmaci, incremento della produzione biologica e salvaguardia della biodiversità. Cia-Agricoltori Italiani è stata protagonista con un webinar sull’argomento. È emerso che l’Italia è ben posizionata rispetto a questi obiettivi, ma Cia ha sottolineato anche che è necessario riconoscere e valorizzare l’impegno alla sostenibilità degli agricoltori, sui quali non può ricadere tutto lo sforzo necessario e sui quali non può essere scaricata l’eventuale perdita di valore della materia prima nel susseguirsi delle varie fasi della filiera.

“Il comparto a livello nazionale, e ancora di più a livello regionale, ha sicuramente dei punti di forza, perché tanto si è fatto e si sta facendo – afferma Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna – Pensiamo alla produzione integrata (via intermedia fra biologico e tradizionale ad elevato contenuto tecnologico e scientifico che dà risultati importanti per la riduzione degli interventi chimici), della quale si parla molto poco e della quale non siamo capaci di comunicare ai consumatori l’importanza e il forte impatto che ha avuto e che ha sulla riduzione dell’utilizzo dei fitosanitari. Tra l’altro l’Emilia-Romagna è la regione con la legislazione più restrittiva in tal senso. Pensiamo al biologico. Gli agricoltori italiani hanno ridotto di molto l’uso degli agrofarmaci e l’Italia a livello europeo ha il prodotto più sicuro: da uno studio di Nomisma risulta che ai controlli sulla presenza di residui, in media il 98% dei prodotti esaminati rispetta la legge: di questo, circa il 60% con residui assenti e circa il 37% con residui inferiori ai limiti di legge. Inoltre, preservare ecosistemi agricoli e forestali, mantenere la biodiversità è interesse degli agricoltori”.

Come ha spiegato Nomisma nel corso del webinar Cia, oggi il 36% delle imprese ortofrutticole nazionali si dedica alla produzione integrata e il 28% al biologico. Sono aziende tecnologiche che utilizzano software di gestione (il 14%), centraline meteo (8%), macchine con guida assistita, semi-automatica e Gps integrato (7%), applicazione a dosaggio variabile e sensori della pianta e del suolo (4%). Inoltre, il 71% delle aziende dell’ortofrutta ricorre a impianti per il risparmio idrico e il 33% produce energie rinnovabili, in prevalenza fotovoltaico.

Il settore – profondamente provato in questo 2020 dalle gelate di marzo e aprile e da acute problematiche fitosanitarie – ha dimostrato di essere resiliente anche in questi difficili e inaspettati mesi di emergenza Covid-19. L’ortofrutta non rappresenta solo un pilastro dell’agricoltura Made in Italy, crescendo anche durante il lockdown con un balzo dei consumi del 20% per la frutta e del 13% per la verdura, ma traina l’intero sistema agroalimentare del Paese anche in fatto di propensione al cambiamento, forte delle 300 mila aziende del comparto che fatturano quasi 13 miliardi di euro e investono da tempo per essere all’avanguardia dal punto di vista economico e ambientale.

“Detto questo, siamo pronti per affrontare la sfida della transizione verde europea? Per tradizione siamo abituati a vedere oltre l’ostacolo, a non fermarci – sottolinea Danilo Misirocchi – Dobbiamo essere protagonisti e servono chiarimenti: come si raggiungono gli obiettivi? Per tagli lineari, a prescindere da quanto già i territori hanno realizzato? C’è una strategia? Quali le soluzioni alternative agli agrofarmaci? Servono investimenti, ricerca, sperimentazione in campo. Ognuno deve fare la propria parte. Per l’innovazione fatta finora i nostri prodotti non sono stati valorizzati. Ci sarà per quella necessaria da adesso in avanti?”.

Secondo Cia, le istituzioni europee e nazionali dovranno tenere conto di una serie di priorità: garantire agli agricoltori strumenti ad hoc per continuare a produrre e fare reddito; aumentare la resistenza alle crisi di mercato; far fronte ai crescenti rischi fitosanitari con minor disponibilità di sostanze attive.

I quattro candidati a sindaco di Faenza da Cia Romagna

Nel pomeriggio del 14 settembre, Cia Romagna ha invitato nella sede territoriale faentina i quattro candidati a sindaco per il Comune di Faenza: Paolo Cavina, Roberto Gentilini, Massimo Isola, Paolo Viglianti. A riceverli e a presentare il documento politico-programmatico di Cia con le priorità per il settore agricolo, Stefania Malavolti, presidente territoriale per il comprensorio faentino; Pietro Solaroli in rappresentanza dell’Associazione pensionati di Cia Romagna; Stefano Francia, presidente Agia nazionale e Samuele Amadei, responsabile della zona faentina.

A tutti i candidati Cia Romagna chiede l’impegno a sostenere la piena dignità dell’agricoltura e del mondo rurale: ciò significa riconoscerne i valori culturali e civili, ma anche procedere con forza e convinzione alla valorizzazione del ruolo economico e produttivo del settore primario, troppo spesso sottovalutato proprio dalle Istituzioni.

Dal riconoscimento di questa piena dignità deriva l’affermazione di quel patto tra agricoltura e società che Cia ritiene prioritario per l’interesse strategico del Paese: un’agricoltura ordinata e sviluppata, orientata alla qualità e alla sostenibilità ambientale ed in grado di assicurare reddito e prospettive a chi vi opera, è vitale per un Paese che vuole investire sul suo futuro.

Dopo aver ascoltato l’esposizione del documento di Cia Romagna, ogni candidato ha avuto piacere di entrare nel dettaglio di alcune questioni importanti, come la semplificazione burocratica, l’ottimizzazione della fornitura dei servizi da parte dell’Unione dei Comuni, l’impegno per una maggiore sicurezza nelle campagne, il sostegno alla attività del mercato contadino, l’importanza del farsi portavoce verso Regione e Comunità Europea delle idee e richieste esposte da Cia Romagna, l’importanza del servizio sanitario e di assistenza di prossimità.

Cia Romagna ritiene che la futura Amministrazione debba mantenere, se non intensificare, il metodo di lavoro, che preveda un periodico e serio confronto con le associazioni facenti parte del tavolo degli imprenditori, per affrontare i temi del settore agricolo, ma anche di tutto il mondo delle imprese e delle persone ad esse collegate.

Cia Romagna ritiene, inoltre, che le autonomie locali possano assolvere funzioni importanti di promozione locale delle imprese agricole e indica alcuni filoni: sostegno all’imprenditoria, sviluppo del territorio, ambiente, multifunzionalità, servizi. Di seguito una sintesi dei temi tratta dal documento di Cia Romagna.

SOSTEGNO ALLE IMPRESE

  • Sostegno degli strumenti di garanzia (Agrifidi) per il credito alle imprese agricole ed alle attività, proseguendo nell’impegno già a suo tempo assunto.
  • Semplificazione della burocrazia della macchina comunale con procedure più snelle e certe per concessioni/permessi per costruire rimesse, capannoni, case coloniche, per fare un esempio.
  • Non imposizione di regolamenti inopportunamente pesanti. Il caso esemplare è il regolamento del verde che è girato in bozza tra il 2019 e l’inizio del 2020, non giunto all’approvazione. Per come è stato proposto, secondo Cia Romagna è stato un classico esempio di iper-regolamentazione, che difficilmente avrebbe prodotto i risultati sperati, ingiustificatamente oneroso sia dal punto di vista delle imposizioni sia della burocrazia. Se si ritenesse indispensabile la sua approvazione, la linea di Cia Romagna è che debba essere più “leggero” ed eventualmente prevedere una differenziazione tra area urbana (ove, per ovvi motivi climatici e di salute degli abitanti, è opportuno mantenere o aumentare le aree verdi) ed area rurale (ove la presenza delle alberature è già di per sé garantita dall’attività agricola).

GESTIONE E TUTELA DI TERRITORIO E AMBIENTE

  • Sicurezza dei cittadini di fronte all’aumento di furti e illegalità generalizzata nei territori comunali in particolare nelle aree rurali.
  • Sicurezza del territorio anche attraverso una puntuale manutenzione e sfalcio della rete scolante ed il risezionamento dei fossi comunali, con l’eventuale coinvolgimento delle imprese agricole.
  • Adeguata infrastrutturazione e manutenzione viaria di servizio alle aree rurali, adeguando le sedi stradali al traffico e alla dimensione dei mezzi che ne usufruiscono.
  • Essere portavoce verso le istituzioni di livello superiore del problema dei danni da fauna selvatica (in particolare da corvidi, picchi, cinghiali); a tal proposito Cia sostiene che occorre superare il principio della protezione e tutela, sostituendolo con i principi della corretta gestione ed equilibrio con il territorio e le attività antropiche presenti.

MULTIFUNZIONALITÀ

  • Sostegno ai mercati agricoli locali per la vendita delle derrate alimentari dal produttore al consumatore, continuando a promuovere quelle forme integrative di redditività delle imprese che godono di importanti particolarità legislative in materia di vendita diretta dei prodotti agricoli. Per questi mercati si chiede che la municipalità si adoperi affinché vengano svolti nel rispetto della legge e dei regolamenti di riferimento.
  • Educazione alimentare dei cittadini, in particolare della popolazione scolastica, fornendo piena consapevolezza dei processi e del valore che si crea nelle filiere agroalimentari dal campo alla tavola.
  • Sostegno ai circuiti turistici legati al territorio, individuando nel turismo rurale una forma di consumo sostenibile del patrimonio naturale e umano della campagna da valorizzare.
  • Riconoscimento per l’impresa agricola ad operare sul territorio, come previsto anche per via normativa, quale erogatrice di servizi per la collettività tramite lo strumento dei contratti e delle convenzioni con le pubbliche amministrazioni.

SERVIZI

  • Sostegno alle famiglie che curano in casa anziani non autosufficienti e disabili.
  • Applicazione della legge regionale per il welfare che attua la riforma del sistema dell’assistenza e che si basa sull’integrazione delle politiche e dei sistemi di protezione.
  • Massima garanzia possibile della permanenza dei servizi pubblici essenziali sul territorio rurale e nelle frazioni (ad es. i trasporti, le scuole e gli asili, ecc.) in modo da non acuire il divario nel livello di qualità della vita che viene percepito rispetto alle zone urbane.
  • Sanità: impegno a potenziare le strutture esistenti con reparti a forte specializzazione.

Rinnovata la convenzione sui rifiuti agricoli in provincia di Forlì-Cesena

Le organizzazioni imprenditoriali agricole e cooperative siglano un accordo per la raccolta dei rifiuti agricoli

La Confederazione Italiana Agricoltori Romagna insieme alle altre Organizzazioni imprenditoriali agricole e cooperative della Provincia di Forlì-Cesena hanno provveduto a rinnovare la Convenzione per la raccolta dei rifiuti agricoli siglando un accordo con le principali aziende private del territorio, in grado di gestire le diverse tipologie di rifiuti agricoli.
La Convenzione faciliterà l’agricoltore nell’individuazione dei soggetti che possono occuparsi dei rifiuti soprattutto in conseguenza del fatto che alcune tipologie di questi non sono più conferibili al servizio pubblico.
Gli agricoltori potranno richiedere un servizio a domicilio oppure recarsi direttamente presso piattaforme autorizzate. È prevista, inoltre, la possibilità di organizzare raccolte collettive presso le cooperative agricole per i loro soci.
La Convenzione in passato ha permesso anche di snellire alcuni adempimenti amministrativi obbligatori poiché la legge attribuiva facilitazioni a chi faceva parte di un circuito organizzato di raccolta, come ad esempio la possibilità di non iscriversi al Sistri, il noto sistema per la tracciabilità dei rifiuti, naufragato nel gennaio del 2019.
I Gestori convenzionati possono ritirare tutta la gamma dei rifiuti agricoli, sia pericolosi che non pericolosi, anche allestendo delle vere e proprie isole ecologiche all’interno delle aziende agricole in modo tale da tenere in modo ordinato e separati per tipologia i diversi rifiuti prodotti.
Gli Accordi di Programma in passato e ora le Convenzioni sono sempre state uno strumento per evitare la dispersione dei rifiuti nell’ambiente e creare dei circuiti virtuosi per l’intercettazione di tutte le tipologie di rifiuti agricoli.
Per informazioni rivolgersi a Tacconi Mirko per la zona di Forli’ tel 0543-35246 , Giunchi Alessandro per la zona di Cesena tel 0547 26736 e Enea Astuto per la zona di Savignano tel. 0541941762.

Danni da gelate, Roma si dimentica dell’ortofrutta emiliano romagnola

“Per l’ennesima volta il legislatore si dimentica dell’ortofrutta e dell’Emilia Romagna: dopo i mancati risarcimenti sui danni da ‘burian’ del 2018 – dati ai produttori pugliesi e incredibilmente non concessi agli agricoltori romagnoli – da Roma giungeranno solo pochi spiccioli agli ortofrutticoltori emiliano romagnoli”.

La denuncia viene da Cia – Agricoltori Italiani Romagna nel segnalare che nel Decreto ‘Rilancio’ verranno stanziati solo 10 milioni di euro a fronte di alcune centinaia di milioni di euro persi a causa delle gelate primaverili di quest’anno che hanno duramente colpito la nostra regione, in particolare la Romagna.

“Le piante sono completamente spoglie dei loro frutti – afferma Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagnacon percentuali di danno che vanno da un 50% fino al 100%, causando una perdita di produttività insostenibile da parte delle imprese ed aggravata da ulteriori danni dovuti dalla cimice asiatica”. Cia Romagna, che apprezza l’inserimento della deroga rispetto alla legge 102 sulle calamità fortemente richiesta e voluta dalla Confederazione, ritiene però assolutamente insufficiente lo stanziamento previsto all’articolo 222 del Decreto ‘Rilancio’ che sta per essere approvato in Parlamento.

“È necessario incrementare le risorse e prevederne altre nei prossimi provvedimenti – sostiene il presidente Misirocchialtrimenti non mangeremo più ortofrutta italiana e saremo costretti a nutrirci di prodotti stranieri che hanno standard qualitativi e sanitari nettamente inferiori ai nostri. Inoltre – conclude Misirocchila mancanza di ortofrutta locale innesca un effetto domino, dal produttore ai successivi anelli della catena. Il quadro in Romagna è senza precedenti. Gravi le conseguenze per le imprese agricole, per tutti gli addetti lungo tutta la filiera, comprese le strutture cooperative e private operanti sul territorio per il ritiro, la lavorazione, la conservazione e la commercializzazione con attività chiuse o semichiuse. Contrazione del lavoro e del reddito per tutti, con probabili problemi di tenuta sociale oltre che economica”.

Cia riparte con “Il Paese che Vogliamo” dopo il lockdown

Appuntamento il 2 luglio in webinar con la presentazione dello studio Nomisma su agroalimentare e Covid-19

Torna il “Il Paese che Vogliamo”, il progetto di Cia-Agricoltori Italiani che mette al centro l’agricoltura e il rilancio delle aree interne per lo sviluppo del territorio nazionale. Un piano inaugurato la scorsa estate con un roadshow da Nord a Sud Italia, inevitabilmente interrotto dal lockdown, ma che adesso – alla luce degli stravolgimenti provocati dall’emergenza Coronavirus – diventa ancora più strategico e importante.
Il nuovo appuntamento della “fase 2” de “Il Paese che Vogliamo” si terrà giovedì 2 luglio, alle ore 15, in videoconferenza. Titolo e tema saranno di stretta attualità: “Superare l’emergenza. I sistemi produttivi del territorio: modello per ripartire”, con l’intervento delle rappresentanze Cia, coordinate dal presidente nazionale Dino Scanavino, ed esponenti autorevoli delle istituzioni nazionali.
Nell’occasione, verrà presentato lo studio di Nomisma su “Il ruolo economico e produttivo dell’agroalimentare di fronte alla sfida del Covid-19”, che analizzerà l’andamento del settore e dei consumi alimentari nel periodo dell’emergenza e fornirà un quadro di scenario del prossimo futuro.
L’evento ha il patrocinio della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.
Per seguire la diretta dei lavori, basterà collegarsi al link: https://youtu.be/WCkxrpfDk9c

L’assessore Mammi a Ravenna per l’incontro coi vertici regionali Cia

Il turismo rurale e i problemi che sta attraversando l’agricoltura emiliano romagnola i temi discussi nell’incontro svoltosi all’Agriturismo ‘Palazzo Manzoni’

I vertici di Cia-Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna hanno incontrato, all’agriturismo “Palazzo Manzoni” a San Zaccaria (Ravenna), l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi in una giornata all’insegna dell’approfondimento di diverse tematiche del settore primario: dal turismo rurale ai pesanti problemi che sta attraversando l’agricoltura emiliano romagnola. Presenti anche i componenti romagnoli della Giunta regionale di Cia: Danilo Misirocchi (presidente Cia Romagna), Stefano Francia (presidente Agia Nazionale) e Pierino Liverani (presidente Anp regionale).

Dopo la riunione della mattinata, i vertici Cia e l’assessore Mammi hanno visitato alcune aziende frutticole colpite dalla crisi.  È stata descritta la difficile situazione, da Rimini a Piacenza, e sono state sottolineate le criticità dell’agricoltura, dalle gelate che hanno falcidiato i raccolti della frutta estiva, alla cimice asiatica; dai prezzi in caduta libera di Parmigiano e suini, fino ai danni da fauna selvatica. Una grave situazione di perdita di reddito e di lavoro delle imprese, non solo di quelle agricole: un danno che a catena si riversa dal primo anello lungo tutta la filiera, fino al difficile scoglio del mercato.

Nel corso dell’incontro fra Cia e assessore Mammi si è parlato anche del nuovo progetto di legge, varato dalla giunta della Regione Emilia-Romagna, che prevede lo stanziamento di 24 milioni di euro per aiutare agriturismi e fattorie didattiche. “Uno sviluppo davvero importante per l’agriturismo regionale perché si è riusciti a fare capire e comprendere a tutti l’importanza dell’offerta enogastronomica e anche l’ospitalità della nostra regione, una capacità che può davvero dare un contributo rilevante. Un’attività che si è fermata per il Coronavirus, ma che dal 18 di maggio è ricominciata con l’attività di ricezione turistica, rispettando e mantenendo tutti canoni e le normative in termini di sicurezza. Con il Progetto di Legge ad hoc messo in campo dalla Regione Emilia Romagna auspichiamo un rilancio del settore penalizzato, come altri, dall’emergenza sanitaria”. Lo ha sottolineato Cristiano Fini, presidente Cia Emilia Romagna, nel commentare il nuovo progetto di legge. “Proprio un mese fa all’agriturismo “Corte dell’Abbadessa” di San Lazzaro di Savena, luogo in cui Cia ha realizzato un evento sul tema, l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi è intervenuto su questo tema ed ha accolto, con la proposta di legge, le indicazioni della Ciaprosegue FiniA Ravenna, all’Agriturismo “Palazzo Manzoni”, l’assessore Mammi ha confermato la volontà di supportare il comparto e l’auspicio è che si vada ad una rapida applicazione dei provvedimenti più che mai necessari”.

Sul tema dell’agriturismo l’Assessore Mammi ha ricordato che le aziende di settore attive in Emilia Romagna sono 1.186, con una capacità ricettiva pari a 9.854 posti letto e 407 piazzole in agri-campeggio e la possibilità di somministrare fino a circa 4,5 milioni pasti l’anno, mentre le fattorie didattiche sono complessivamente 286.

Una realtà che dà occupazione a migliaia di addetti. “Siamo diventati testimoni importanti nel territorio – dice Massimo Bottura, presidente regionale dell’associazione agrituristica della Cia Turismo Verde e titolare dell’agriturismo che ha ospitato l’incontro – oltre a creare circa sei mila posti di lavoro in tutta la regione. Tramite le nostre aziende valorizziamo le aree rurali creando presidi di rilievo. Poi, dato che si parla di fattorie didattiche e di ricezione dei ragazzi, noi da anni siamo partecipi in queste attività perché abbiamo le strutture e l’esperienza per creare cultura, anche contadina, e dare un supporto ideale per tutte quelle attività che oggi si trovano in difficoltà a causa del Coronavirus”.

Strategici anche per famiglie e bambini

Le aziende agrituristiche attive in Romagna sono 372 – Le fattorie didattiche 83. Cia Romagna chiede siano tenuti in considerazione nei protocolli regionali e nazionali anche per lo svolgimento dei centri estivi

Dal 18 maggio anche le aziende agrituristiche e le fattorie didattiche della Romagna cercano di ripartire – vista la possibilità di riprendere l’attività di ricezione turistica – rispettando le linee guida di riferimento. Per questo comparto tre i protocolli da rispettare: ristorazione, alloggio, piscina. Queste strutture, in questa estate 2020, sono strategiche non solo per la tradizionale attività di ospitalità, ma anche per le attività dedicate ai bambini, nelle forme dei centri estivi e/o delle settimane verdi.

Questi gli argomenti al centro della videoconferenza organizzata da Cia Romagna sul tema: “Agriturismi post lockdown: quali prospettive per il futuro?”, alla quale ha preso parte anche Andrea Corsini, assessore regionale a mobilità e trasporti, infrastrutture, turismo e commercio.

Agnese Ceroni, responsabile per Cia Romagna dell’area agriturismi, igiene alimenti, vendita diretta, ha illustrato la parte tecnica e i protocolli che interessano il comparto, oltre ad altre specifiche interpretazioni per una corretta applicazione delle linee guida.

Tutti i settori sono stati colpiti dall’emergenza Covid-19, ma alcuni in maniera molto più impattante come quello turistico e gli agriturismi. Cia Romagna apprezza lo sforzo della Regione, che ha stanziato circa due milioni di euro a fondo perduto per gli agriturismi al fine di contenere gli effetti del lockdown e ha prorogato i bandi da sette milioni di euro del Psr per la riqualificazione e l’ampliamento delle strutture. L’Organizzazione romagnola chiede inoltre che queste strutture siano tenute nella giusta considerazione in merito alla possibilità di svolgere centri estivi, anche residenziali.

Le aziende agrituristiche attive in Romagna sono 372 (su 1186 regionali) con una capacità ricettiva pari a 3202 posti letto e 226 piazzole in agri-campeggio, e la possibilità di somministrare fino a circa 1,5 milioni di pasti all’anno. La provincia di Forlì-Cesena è seconda in Regione per numero di imprese “verdi” (178); sono 121 a Ravenna, 73 a Rimini. Le fattorie didattiche sono complessivamente 83 in Romagna (su 286 regionali) di cui 36 a Ravenna, 27 a Forlì-Cesena e 20 a Rimini.

Quest’anno, con la serrata dovuta all’emergenza sanitaria, agriturismi e fattorie didattiche possono rappresentare un’ancor più valida alternativa di vacanze, in luoghi aperti e a contatto con la natura, trasmettendo quella sicurezza che molti cercano per lo svago in questa estate 2020 – affermano Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna e Massimo Bottura, presidente di Turismo Verde Emilia RomagnaInoltre, dispongono di una grande potenzialità per giocare un ruolo strategico anche per quel che riguarda l’accoglienza dei bambini e l’attività didattica e riteniamo che Regione e Governo ne debbano tenere conto”.

Agriturismi e fattorie didattiche sono pronte a rispondere, per loro stessa natura, alle esigenze dei bambini e di tanti genitori che per l’emergenza Coronavirus devono far fronte a nuove necessità organizzative della vita familiare. “Le attività dei centri estivi stanno per partireafferma Massimo Bottura, presidente di Turismo Verde regionaleChiediamo che gli specifici protocolli regionali e le linee guida nazionali tengano conto di questa importante risorsa rappresentata dagli agriturismi e dalle fattorie didattiche, pronte a realizzare progetti e a collaborare anche con organizzazioni ed enti del Terzo Settore per incrementare e qualificare i servizi educativi estivi”.

 

AZIENDE AGRITURISTICHE IN EMILIA ROMAGNA

Piacenza  166

Parma       135

Reggio        88

Modena     142

Bologna      216

Ferrara         67

Ravenna       121

Forlì Cesena 178

Rimini            73

TOTALE 1.186

 

-Capacità ricettiva: 9.854 posti letto

-Numero piazzole in agri-campeggio: 407

-Pasti all’anno: 4,5 milioni

-Occupati nel settore:  4.000

-Bologna è quella che conta il maggior numero di imprese ‘verdi’ (216) seguita da Forlì Cesena (178)

 

Gli agriturismi mediamente impiegano ciascuno 4 collaboratori, quindi si può parlare di oltre 4mila occupati nel settore che utilizza prodotti dell’azienda agricola almeno per il 50%, ma impiega anche materie prime locali fornite da imprese agricole, alimentando un indotto importante, con una filiera cortissima.

 

FATTORIE DIDATTICHE IN EMILIA ROMAGNA

PIACENZA      23

PARMA           22

REGGIO E.       33

MODENA          47

BOLOGNA         59

FERRARA          19

FORLÌ-CESENA    27

RAVENNA           36

RIMINI                20

TOTALE  286

 

-Le fattorie didattiche possono ospitare, potenzialmente, circa 2200

-Nei soli mesi di giugno e luglio si può ipotizzare l’accoglienza di 17 mila bambini

 

Fauna selvatica: danni sempre più importanti anche durante l’emergenza Covid-19

Bene l’ordinanza regionale per la caccia selettiva ai cinghiali, ma non sono gli unici ad arrecare danno: lupi, cornacchie, gazze, ghiandaie, tortore, merli e nutrie incidono in maniera importante sulle produzioni, già messe a dura prova

In questo periodo di emergenza sanitaria per il Covid-19, le restrizioni alla circolazione hanno agevolato anche in Romagna il girovagare degli animali selvatici, soprattutto cinghiali, che devastano le colture in pieno giorno. A rischio le produzioni agricole, in particolare frutta e ortaggi, gli allevamenti ma anche la sicurezza delle persone.

Lo stop alle attività produttive ha inoltre frenato i sopralluoghi per verificare i danni causati dagli ungulati, rendendo impossibili le perizie per i risarcimenti alle imprese. Il fermo ha ostacolato anche la distribuzione del materiale per installare le recinzioni.

In merito ai cinghiali, Cia Romagna apprezza che, pur in questa situazione di difficoltà e ritardi, la Regione abbia approvato il calendario venatorio e i piani di controllo, emettendo in tempi rapidi l’Ordinanza 74 del 30 aprile che consente l’attività venatoria nella forma selettiva a partire dal 4 maggio. L’Organizzazione chiede che gli enti preposti, gli Ambiti territoriali di caccia prima di tutto (Atc), si attivino per attuare questa forma di caccia individuale con l’obiettivo di limitare i danni, e confida in un ulteriore snellimento burocratico nelle autorizzazioni per le azioni di prevenzione. “I cinghiali non sono gli unici ad arrecare danno – spiega Elmo Fattori, componente della Giunta di Cia Romagna con delega al tema fauna selvatica -. I lupi seguono il proliferare degli ungulati, che tendono a scendere a valle; gli storni danneggiano soprattutto i frutti rossi, e poi gazze, ghiandaie, nutrie (per i cui danni non sono previsti risarcimenti), incidono in maniera importante sulle produzioni, già messe a dura prova”.

Si tratta di problemi di primaria importanza, che incidono tra l’altro sull’incremento delle spese a fronte di mancanza di prospettive di entrate. “Contro il lupo, ad esempio, l’unica possibilità è la prevenzione degli attacchi a greggi e mandrie con recinzioni e impianti estremamente costosi”, sottolinea Fattori.

Danni importanti, poi, derivano anche dalla siccità. Quest’ultima, in modo particolare per le colture da seme, sta ancora creando disagi. È stato necessario ricorrere anche più volte all’irrigazione già da metà febbraio. Se la situazione non cambia, molti grani non riusciranno nemmeno a fare la spiga. Anche il mais rischia problemi. La siccità non risparmia poi orticole, ulivi e viti, così come gli alberi da frutto. A lungo andare è un problema anche per gli allevamenti.

“Cia sta lavorando – spiega Mirco Bagnari, Direttore di Cia Romagna – per evitare che le aziende colpite da siccità, gelate o da danni da fauna selvatica debbano chiudere o in altri casi ridurre la capacità di investire per garantirsi un futuro. Stiamo attraversando uno dei momenti più drammatici della storia recente e ciò richiede uno sforzo maggiore su tutti i fronti per non lasciare indietro nessuno. Chiediamo alle istituzioni e ai soggetti preposti di fare la propria parte per fronteggiare concretamente i danni da fauna selvatica e di tenere alta l’attenzione dei controlli per la tutela di tutti”.

“Salvate la frutticoltura romagnola, o non arriveremo alla fase due”, l’appello del mondo agricolo alle Istituzioni

Cia-Agricoltori Italiani, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, UGC, AGCI, Confcooperative e Legacoop della Romagna, hanno incontrato nella mattinata del 24 aprile in videoconferenza i parlamentari romagnoli, gli enti locali e l’assessore regionale all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna. Nell’incontro unitario, le organizzazioni del mondo agricolo romagnolo hanno disegnato la drammatica mappa del disastro delle gelate che hanno devastato, e in molti casi praticamente azzerato, la produzione di mele, pere, albicocche, susine, pesche, nettarine, ciliegie e kiwi. Gli eventi atmosferici di inizio primavera, con punte minime fino a meno 5-6 gradi dal 24 marzo al 4 aprile, hanno falcidiato le produzioni, già molto avanti nella germogliazione a causa dell’inverno mite.

Le richieste 

La prima riguarda una deroga al decreto legislativo 102/2004 sulle calamità naturali, che prevede indennizzi e sostegni economici alle imprese agricole che hanno subito danni da avversità atmosferiche. La modifica consiste nella possibilità di riconoscere il danno anche alle colture assicurabili, ora non ammesso, ovviamente rifinanziandola con almeno 180 milioni di Euro, come richiesto al Ministro dall’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi. Richiesta motivata da fatti concreti: causa Covid-19, molti agricoltori sono stati impossibilitati a muoversi per stipulare le polizze, disponibili da poche settimane; le condizioni prevedono che la copertura scatti dopo 12 giorni dalla stipula e questo ha di fatto colpito anche chi, pur avendo assicurato, non era in copertura da gelo al momento della calamità. In aggiunta, diverse compagnie hanno ridotto i plafond sul gelo per contenere i rischi e altre non l’hanno attivata affatto.

Poi, organizzazioni professionali e Centrali cooperative richiedono a Governo e Parlamento l’attivazione di aiuti di stato, in regime de minimis, in favore delle cooperative di conferimento attraverso un Fondo speciale per il rilancio produttivo, che preveda interventi a copertura, totale o parziale, dei costi sostenuti per gli interessi dovuti sui mutui bancari contratti dalle imprese, e contributi in conto capitale, parametrati sulla diminuzione di fatturati, per favorire la ripresa produttiva.

I danni

La superficie interessata in Emilia-Romagna è stata di circa 48 mila ettari di frutteti ad alta specializzazione produttiva, con perdite che arrivano al 90% del raccolto previsto per quest’anno nel caso delle albicocche, 9 mila imprese agricole colpite e una stima provvisoria dei danni che ammonta a 400 milioni di euro. La Romagna registra purtroppo un triste primato, rappresentando circa il 55% del totale, con danni potenziali che variano dal 30% nel caso di mele e pere, per arrivare fino al 90% per le albicocche e susine, pesche e nettarine (75%), e kiwi (50%). Non si salvano le cooperative, che non avranno prodotto in conferimento, ma saranno comunque gravate dai costi fissi. Non più del 20% delle aziende frutticole della Romagna è riuscita ad assicurarsi contro questa calamità. Il lock-down ha reso in pratica impossibile per molti attivare la copertura.

Le istituzioni

All’incontro sono intervenuti l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi, i parlamentari Stefano Collina, Marco Di Maio, Daniele Manca, Jacopo Morrone, Elena Raffaelli, Giulia Sarti e Serse Soverini, il Presidente della Provincia di Ravenna Michele De Pascale, la vicepresidente della provincia di Forlì-Cesena, Cristina Nicoletti e il sindaco Claudio Franceschi per il Nuovo circondario imolese. Tutti i parlamentari coinvolti nell’incontro hanno assicurato l’impegno di sostenere le richieste dei produttori e fare in modo che nei provvedimenti legislativi queste esigenze si trasformino in norma e in risorse a disposizione dell’agricoltura romagnola.

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