COMUNICATI STAMPA ROMAGNA

ROMAGNA

Danni da gelate, Roma si dimentica dell’ortofrutta emiliano romagnola

“Per l’ennesima volta il legislatore si dimentica dell’ortofrutta e dell’Emilia Romagna: dopo i mancati risarcimenti sui danni da ‘burian’ del 2018 – dati ai produttori pugliesi e incredibilmente non concessi agli agricoltori romagnoli – da Roma giungeranno solo pochi spiccioli agli ortofrutticoltori emiliano romagnoli”.

La denuncia viene da Cia – Agricoltori Italiani Romagna nel segnalare che nel Decreto ‘Rilancio’ verranno stanziati solo 10 milioni di euro a fronte di alcune centinaia di milioni di euro persi a causa delle gelate primaverili di quest’anno che hanno duramente colpito la nostra regione, in particolare la Romagna.

“Le piante sono completamente spoglie dei loro frutti – afferma Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagnacon percentuali di danno che vanno da un 50% fino al 100%, causando una perdita di produttività insostenibile da parte delle imprese ed aggravata da ulteriori danni dovuti dalla cimice asiatica”. Cia Romagna, che apprezza l’inserimento della deroga rispetto alla legge 102 sulle calamità fortemente richiesta e voluta dalla Confederazione, ritiene però assolutamente insufficiente lo stanziamento previsto all’articolo 222 del Decreto ‘Rilancio’ che sta per essere approvato in Parlamento.

“È necessario incrementare le risorse e prevederne altre nei prossimi provvedimenti – sostiene il presidente Misirocchialtrimenti non mangeremo più ortofrutta italiana e saremo costretti a nutrirci di prodotti stranieri che hanno standard qualitativi e sanitari nettamente inferiori ai nostri. Inoltre – conclude Misirocchila mancanza di ortofrutta locale innesca un effetto domino, dal produttore ai successivi anelli della catena. Il quadro in Romagna è senza precedenti. Gravi le conseguenze per le imprese agricole, per tutti gli addetti lungo tutta la filiera, comprese le strutture cooperative e private operanti sul territorio per il ritiro, la lavorazione, la conservazione e la commercializzazione con attività chiuse o semichiuse. Contrazione del lavoro e del reddito per tutti, con probabili problemi di tenuta sociale oltre che economica”.

Cia riparte con “Il Paese che Vogliamo” dopo il lockdown

Appuntamento il 2 luglio in webinar con la presentazione dello studio Nomisma su agroalimentare e Covid-19

Torna il “Il Paese che Vogliamo”, il progetto di Cia-Agricoltori Italiani che mette al centro l’agricoltura e il rilancio delle aree interne per lo sviluppo del territorio nazionale. Un piano inaugurato la scorsa estate con un roadshow da Nord a Sud Italia, inevitabilmente interrotto dal lockdown, ma che adesso – alla luce degli stravolgimenti provocati dall’emergenza Coronavirus – diventa ancora più strategico e importante.
Il nuovo appuntamento della “fase 2” de “Il Paese che Vogliamo” si terrà giovedì 2 luglio, alle ore 15, in videoconferenza. Titolo e tema saranno di stretta attualità: “Superare l’emergenza. I sistemi produttivi del territorio: modello per ripartire”, con l’intervento delle rappresentanze Cia, coordinate dal presidente nazionale Dino Scanavino, ed esponenti autorevoli delle istituzioni nazionali.
Nell’occasione, verrà presentato lo studio di Nomisma su “Il ruolo economico e produttivo dell’agroalimentare di fronte alla sfida del Covid-19”, che analizzerà l’andamento del settore e dei consumi alimentari nel periodo dell’emergenza e fornirà un quadro di scenario del prossimo futuro.
L’evento ha il patrocinio della Rappresentanza in Italia della Commissione europea.
Per seguire la diretta dei lavori, basterà collegarsi al link: https://youtu.be/WCkxrpfDk9c

L’assessore Mammi a Ravenna per l’incontro coi vertici regionali Cia

Il turismo rurale e i problemi che sta attraversando l’agricoltura emiliano romagnola i temi discussi nell’incontro svoltosi all’Agriturismo ‘Palazzo Manzoni’

I vertici di Cia-Agricoltori Italiani dell’Emilia Romagna hanno incontrato, all’agriturismo “Palazzo Manzoni” a San Zaccaria (Ravenna), l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi in una giornata all’insegna dell’approfondimento di diverse tematiche del settore primario: dal turismo rurale ai pesanti problemi che sta attraversando l’agricoltura emiliano romagnola. Presenti anche i componenti romagnoli della Giunta regionale di Cia: Danilo Misirocchi (presidente Cia Romagna), Stefano Francia (presidente Agia Nazionale) e Pierino Liverani (presidente Anp regionale).

Dopo la riunione della mattinata, i vertici Cia e l’assessore Mammi hanno visitato alcune aziende frutticole colpite dalla crisi.  È stata descritta la difficile situazione, da Rimini a Piacenza, e sono state sottolineate le criticità dell’agricoltura, dalle gelate che hanno falcidiato i raccolti della frutta estiva, alla cimice asiatica; dai prezzi in caduta libera di Parmigiano e suini, fino ai danni da fauna selvatica. Una grave situazione di perdita di reddito e di lavoro delle imprese, non solo di quelle agricole: un danno che a catena si riversa dal primo anello lungo tutta la filiera, fino al difficile scoglio del mercato.

Nel corso dell’incontro fra Cia e assessore Mammi si è parlato anche del nuovo progetto di legge, varato dalla giunta della Regione Emilia-Romagna, che prevede lo stanziamento di 24 milioni di euro per aiutare agriturismi e fattorie didattiche. “Uno sviluppo davvero importante per l’agriturismo regionale perché si è riusciti a fare capire e comprendere a tutti l’importanza dell’offerta enogastronomica e anche l’ospitalità della nostra regione, una capacità che può davvero dare un contributo rilevante. Un’attività che si è fermata per il Coronavirus, ma che dal 18 di maggio è ricominciata con l’attività di ricezione turistica, rispettando e mantenendo tutti canoni e le normative in termini di sicurezza. Con il Progetto di Legge ad hoc messo in campo dalla Regione Emilia Romagna auspichiamo un rilancio del settore penalizzato, come altri, dall’emergenza sanitaria”. Lo ha sottolineato Cristiano Fini, presidente Cia Emilia Romagna, nel commentare il nuovo progetto di legge. “Proprio un mese fa all’agriturismo “Corte dell’Abbadessa” di San Lazzaro di Savena, luogo in cui Cia ha realizzato un evento sul tema, l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi è intervenuto su questo tema ed ha accolto, con la proposta di legge, le indicazioni della Ciaprosegue FiniA Ravenna, all’Agriturismo “Palazzo Manzoni”, l’assessore Mammi ha confermato la volontà di supportare il comparto e l’auspicio è che si vada ad una rapida applicazione dei provvedimenti più che mai necessari”.

Sul tema dell’agriturismo l’Assessore Mammi ha ricordato che le aziende di settore attive in Emilia Romagna sono 1.186, con una capacità ricettiva pari a 9.854 posti letto e 407 piazzole in agri-campeggio e la possibilità di somministrare fino a circa 4,5 milioni pasti l’anno, mentre le fattorie didattiche sono complessivamente 286.

Una realtà che dà occupazione a migliaia di addetti. “Siamo diventati testimoni importanti nel territorio – dice Massimo Bottura, presidente regionale dell’associazione agrituristica della Cia Turismo Verde e titolare dell’agriturismo che ha ospitato l’incontro – oltre a creare circa sei mila posti di lavoro in tutta la regione. Tramite le nostre aziende valorizziamo le aree rurali creando presidi di rilievo. Poi, dato che si parla di fattorie didattiche e di ricezione dei ragazzi, noi da anni siamo partecipi in queste attività perché abbiamo le strutture e l’esperienza per creare cultura, anche contadina, e dare un supporto ideale per tutte quelle attività che oggi si trovano in difficoltà a causa del Coronavirus”.

Strategici anche per famiglie e bambini

Le aziende agrituristiche attive in Romagna sono 372 – Le fattorie didattiche 83. Cia Romagna chiede siano tenuti in considerazione nei protocolli regionali e nazionali anche per lo svolgimento dei centri estivi

Dal 18 maggio anche le aziende agrituristiche e le fattorie didattiche della Romagna cercano di ripartire – vista la possibilità di riprendere l’attività di ricezione turistica – rispettando le linee guida di riferimento. Per questo comparto tre i protocolli da rispettare: ristorazione, alloggio, piscina. Queste strutture, in questa estate 2020, sono strategiche non solo per la tradizionale attività di ospitalità, ma anche per le attività dedicate ai bambini, nelle forme dei centri estivi e/o delle settimane verdi.

Questi gli argomenti al centro della videoconferenza organizzata da Cia Romagna sul tema: “Agriturismi post lockdown: quali prospettive per il futuro?”, alla quale ha preso parte anche Andrea Corsini, assessore regionale a mobilità e trasporti, infrastrutture, turismo e commercio.

Agnese Ceroni, responsabile per Cia Romagna dell’area agriturismi, igiene alimenti, vendita diretta, ha illustrato la parte tecnica e i protocolli che interessano il comparto, oltre ad altre specifiche interpretazioni per una corretta applicazione delle linee guida.

Tutti i settori sono stati colpiti dall’emergenza Covid-19, ma alcuni in maniera molto più impattante come quello turistico e gli agriturismi. Cia Romagna apprezza lo sforzo della Regione, che ha stanziato circa due milioni di euro a fondo perduto per gli agriturismi al fine di contenere gli effetti del lockdown e ha prorogato i bandi da sette milioni di euro del Psr per la riqualificazione e l’ampliamento delle strutture. L’Organizzazione romagnola chiede inoltre che queste strutture siano tenute nella giusta considerazione in merito alla possibilità di svolgere centri estivi, anche residenziali.

Le aziende agrituristiche attive in Romagna sono 372 (su 1186 regionali) con una capacità ricettiva pari a 3202 posti letto e 226 piazzole in agri-campeggio, e la possibilità di somministrare fino a circa 1,5 milioni di pasti all’anno. La provincia di Forlì-Cesena è seconda in Regione per numero di imprese “verdi” (178); sono 121 a Ravenna, 73 a Rimini. Le fattorie didattiche sono complessivamente 83 in Romagna (su 286 regionali) di cui 36 a Ravenna, 27 a Forlì-Cesena e 20 a Rimini.

Quest’anno, con la serrata dovuta all’emergenza sanitaria, agriturismi e fattorie didattiche possono rappresentare un’ancor più valida alternativa di vacanze, in luoghi aperti e a contatto con la natura, trasmettendo quella sicurezza che molti cercano per lo svago in questa estate 2020 – affermano Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna e Massimo Bottura, presidente di Turismo Verde Emilia RomagnaInoltre, dispongono di una grande potenzialità per giocare un ruolo strategico anche per quel che riguarda l’accoglienza dei bambini e l’attività didattica e riteniamo che Regione e Governo ne debbano tenere conto”.

Agriturismi e fattorie didattiche sono pronte a rispondere, per loro stessa natura, alle esigenze dei bambini e di tanti genitori che per l’emergenza Coronavirus devono far fronte a nuove necessità organizzative della vita familiare. “Le attività dei centri estivi stanno per partireafferma Massimo Bottura, presidente di Turismo Verde regionaleChiediamo che gli specifici protocolli regionali e le linee guida nazionali tengano conto di questa importante risorsa rappresentata dagli agriturismi e dalle fattorie didattiche, pronte a realizzare progetti e a collaborare anche con organizzazioni ed enti del Terzo Settore per incrementare e qualificare i servizi educativi estivi”.

 

AZIENDE AGRITURISTICHE IN EMILIA ROMAGNA

Piacenza  166

Parma       135

Reggio        88

Modena     142

Bologna      216

Ferrara         67

Ravenna       121

Forlì Cesena 178

Rimini            73

TOTALE 1.186

 

-Capacità ricettiva: 9.854 posti letto

-Numero piazzole in agri-campeggio: 407

-Pasti all’anno: 4,5 milioni

-Occupati nel settore:  4.000

-Bologna è quella che conta il maggior numero di imprese ‘verdi’ (216) seguita da Forlì Cesena (178)

 

Gli agriturismi mediamente impiegano ciascuno 4 collaboratori, quindi si può parlare di oltre 4mila occupati nel settore che utilizza prodotti dell’azienda agricola almeno per il 50%, ma impiega anche materie prime locali fornite da imprese agricole, alimentando un indotto importante, con una filiera cortissima.

 

FATTORIE DIDATTICHE IN EMILIA ROMAGNA

PIACENZA      23

PARMA           22

REGGIO E.       33

MODENA          47

BOLOGNA         59

FERRARA          19

FORLÌ-CESENA    27

RAVENNA           36

RIMINI                20

TOTALE  286

 

-Le fattorie didattiche possono ospitare, potenzialmente, circa 2200

-Nei soli mesi di giugno e luglio si può ipotizzare l’accoglienza di 17 mila bambini

 

Fauna selvatica: danni sempre più importanti anche durante l’emergenza Covid-19

Bene l’ordinanza regionale per la caccia selettiva ai cinghiali, ma non sono gli unici ad arrecare danno: lupi, cornacchie, gazze, ghiandaie, tortore, merli e nutrie incidono in maniera importante sulle produzioni, già messe a dura prova

In questo periodo di emergenza sanitaria per il Covid-19, le restrizioni alla circolazione hanno agevolato anche in Romagna il girovagare degli animali selvatici, soprattutto cinghiali, che devastano le colture in pieno giorno. A rischio le produzioni agricole, in particolare frutta e ortaggi, gli allevamenti ma anche la sicurezza delle persone.

Lo stop alle attività produttive ha inoltre frenato i sopralluoghi per verificare i danni causati dagli ungulati, rendendo impossibili le perizie per i risarcimenti alle imprese. Il fermo ha ostacolato anche la distribuzione del materiale per installare le recinzioni.

In merito ai cinghiali, Cia Romagna apprezza che, pur in questa situazione di difficoltà e ritardi, la Regione abbia approvato il calendario venatorio e i piani di controllo, emettendo in tempi rapidi l’Ordinanza 74 del 30 aprile che consente l’attività venatoria nella forma selettiva a partire dal 4 maggio. L’Organizzazione chiede che gli enti preposti, gli Ambiti territoriali di caccia prima di tutto (Atc), si attivino per attuare questa forma di caccia individuale con l’obiettivo di limitare i danni, e confida in un ulteriore snellimento burocratico nelle autorizzazioni per le azioni di prevenzione. “I cinghiali non sono gli unici ad arrecare danno – spiega Elmo Fattori, componente della Giunta di Cia Romagna con delega al tema fauna selvatica -. I lupi seguono il proliferare degli ungulati, che tendono a scendere a valle; gli storni danneggiano soprattutto i frutti rossi, e poi gazze, ghiandaie, nutrie (per i cui danni non sono previsti risarcimenti), incidono in maniera importante sulle produzioni, già messe a dura prova”.

Si tratta di problemi di primaria importanza, che incidono tra l’altro sull’incremento delle spese a fronte di mancanza di prospettive di entrate. “Contro il lupo, ad esempio, l’unica possibilità è la prevenzione degli attacchi a greggi e mandrie con recinzioni e impianti estremamente costosi”, sottolinea Fattori.

Danni importanti, poi, derivano anche dalla siccità. Quest’ultima, in modo particolare per le colture da seme, sta ancora creando disagi. È stato necessario ricorrere anche più volte all’irrigazione già da metà febbraio. Se la situazione non cambia, molti grani non riusciranno nemmeno a fare la spiga. Anche il mais rischia problemi. La siccità non risparmia poi orticole, ulivi e viti, così come gli alberi da frutto. A lungo andare è un problema anche per gli allevamenti.

“Cia sta lavorando – spiega Mirco Bagnari, Direttore di Cia Romagna – per evitare che le aziende colpite da siccità, gelate o da danni da fauna selvatica debbano chiudere o in altri casi ridurre la capacità di investire per garantirsi un futuro. Stiamo attraversando uno dei momenti più drammatici della storia recente e ciò richiede uno sforzo maggiore su tutti i fronti per non lasciare indietro nessuno. Chiediamo alle istituzioni e ai soggetti preposti di fare la propria parte per fronteggiare concretamente i danni da fauna selvatica e di tenere alta l’attenzione dei controlli per la tutela di tutti”.

“Salvate la frutticoltura romagnola, o non arriveremo alla fase due”, l’appello del mondo agricolo alle Istituzioni

Cia-Agricoltori Italiani, Coldiretti, Confagricoltura, Copagri, UGC, AGCI, Confcooperative e Legacoop della Romagna, hanno incontrato nella mattinata del 24 aprile in videoconferenza i parlamentari romagnoli, gli enti locali e l’assessore regionale all’Agricoltura dell’Emilia-Romagna. Nell’incontro unitario, le organizzazioni del mondo agricolo romagnolo hanno disegnato la drammatica mappa del disastro delle gelate che hanno devastato, e in molti casi praticamente azzerato, la produzione di mele, pere, albicocche, susine, pesche, nettarine, ciliegie e kiwi. Gli eventi atmosferici di inizio primavera, con punte minime fino a meno 5-6 gradi dal 24 marzo al 4 aprile, hanno falcidiato le produzioni, già molto avanti nella germogliazione a causa dell’inverno mite.

Le richieste 

La prima riguarda una deroga al decreto legislativo 102/2004 sulle calamità naturali, che prevede indennizzi e sostegni economici alle imprese agricole che hanno subito danni da avversità atmosferiche. La modifica consiste nella possibilità di riconoscere il danno anche alle colture assicurabili, ora non ammesso, ovviamente rifinanziandola con almeno 180 milioni di Euro, come richiesto al Ministro dall’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi. Richiesta motivata da fatti concreti: causa Covid-19, molti agricoltori sono stati impossibilitati a muoversi per stipulare le polizze, disponibili da poche settimane; le condizioni prevedono che la copertura scatti dopo 12 giorni dalla stipula e questo ha di fatto colpito anche chi, pur avendo assicurato, non era in copertura da gelo al momento della calamità. In aggiunta, diverse compagnie hanno ridotto i plafond sul gelo per contenere i rischi e altre non l’hanno attivata affatto.

Poi, organizzazioni professionali e Centrali cooperative richiedono a Governo e Parlamento l’attivazione di aiuti di stato, in regime de minimis, in favore delle cooperative di conferimento attraverso un Fondo speciale per il rilancio produttivo, che preveda interventi a copertura, totale o parziale, dei costi sostenuti per gli interessi dovuti sui mutui bancari contratti dalle imprese, e contributi in conto capitale, parametrati sulla diminuzione di fatturati, per favorire la ripresa produttiva.

I danni

La superficie interessata in Emilia-Romagna è stata di circa 48 mila ettari di frutteti ad alta specializzazione produttiva, con perdite che arrivano al 90% del raccolto previsto per quest’anno nel caso delle albicocche, 9 mila imprese agricole colpite e una stima provvisoria dei danni che ammonta a 400 milioni di euro. La Romagna registra purtroppo un triste primato, rappresentando circa il 55% del totale, con danni potenziali che variano dal 30% nel caso di mele e pere, per arrivare fino al 90% per le albicocche e susine, pesche e nettarine (75%), e kiwi (50%). Non si salvano le cooperative, che non avranno prodotto in conferimento, ma saranno comunque gravate dai costi fissi. Non più del 20% delle aziende frutticole della Romagna è riuscita ad assicurarsi contro questa calamità. Il lock-down ha reso in pratica impossibile per molti attivare la copertura.

Le istituzioni

All’incontro sono intervenuti l’assessore regionale all’Agricoltura Alessio Mammi, i parlamentari Stefano Collina, Marco Di Maio, Daniele Manca, Jacopo Morrone, Elena Raffaelli, Giulia Sarti e Serse Soverini, il Presidente della Provincia di Ravenna Michele De Pascale, la vicepresidente della provincia di Forlì-Cesena, Cristina Nicoletti e il sindaco Claudio Franceschi per il Nuovo circondario imolese. Tutti i parlamentari coinvolti nell’incontro hanno assicurato l’impegno di sostenere le richieste dei produttori e fare in modo che nei provvedimenti legislativi queste esigenze si trasformino in norma e in risorse a disposizione dell’agricoltura romagnola.

Gli agriturismi nell’emergenza coronavirus: fatturato a picco, cancellazioni di prenotazioni, riduzione degli addetti

Appello di Turismo Verde-Cia al Governo per avere subito misure per la “fase 2” degli agriturismi

Fra le richieste: un tavolo tecnico per definire un protocollo sulla sicurezza nelle strutture; equa indennità da danni diretti; sospensione dei versamenti e delle rate dei mutui; mutui a tasso zero e agevolazioni per l’accesso al credito; soluzioni gestionali snelle

Cia Romagna sta monitorando la situazione degli agriturismi del territorio romagnolo, che riscontrano gli stessi problemi del livello nazionale: fatturato a picco, cancellazioni di cerimonie, pernottamenti e ristoro, blocco delle attività delle fattorie didattiche. In molti casi si registra anche una drastica riduzione degli addetti. “Gli operatori agrituristici fanno impresa puntando sulla tutela e la promozione dell’agricoltura, dell’ambiente e dell’agroalimentare italiano. In tal modo offrono un grande contributo anche alla promozione del turismoafferma Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna – Cia chiede che nella definizione della ‘fase 2’ per la ripresa delle attività produttive del nostro Paese, anche il sistema agrituristico riceva la giusta attenzione. Attraverso Turismo Verde, l’Associazione per la promozione agrituristica di Cia, proseguiamo il confronto con il Governo, confronto e impegno che portiamo avanti quotidianamente anche con le Istituzioni locali”.

Turismo Verde, l’Associazione per la promozione agrituristica di Cia-Agricoltori Italiani, fa appello al Governo affinché si tuteli uno dei comparti agricoli e turistici tra i più colpiti dall’emergenza Coronavirus, con un fatturato annuo di circa 1,4 miliardi azzerato in poche settimane di pandemia.

Nell’esigenza di capire non solo quando ripartire, ma anche come riorganizzare i servizi ricettivi, distintivi delle oltre 23 mila strutture agrituristiche italiane, Turismo Verde-Cia chiede ora al Governo di predisporre nuove misure a integrazione di quelle positivamente già introdotte e necessarie a garantire la sopravvivenza degli agriturismi anche nel medio e lungo periodo.

Per Turismo Verde-Cia, infatti, con le fattorie didattiche blindate alla riapertura delle scuole, i soggiorni e la ristorazione ancora vincolati a significative misure restrittive, l’attività agrituristica è praticamente azzerata e tale da richiedere la cancellazione della tassa sui rifiuti (Tari) e la sospensione, almeno fino ad aprile 2021, dei vari versamenti previdenziali e contributivi, così come delle rate dei mutui.

La “fase 2” degli agriturismi – secondo Cia – dovrà far fronte ai danni diretti e alla mancanza di liquidità da parte delle imprese agrituristiche. Le penali e le cancellazioni delle prenotazioni di pernotti e ristoro delle festività pasquali che rappresentano il primo picco di ogni stagione agrituristica, così come ora, per le giornate del 25 Aprile e 1° Maggio; le cancellazioni delle cerimonie; la grande incognita della stagione estiva, presentano al settore, costi insostenibili. Turismo Verde-Cia chiede, dunque, di predisporre coperture che siano congrue, un’indennità equa e corrispondente al fatturato dell’azienda nello stesso periodo dello scorso anno, attingendo per esempio ai fondi Psr già stanziati dall’Ue, sbloccando le graduatorie Psr di quest’anno per gli investimenti in agriturismo e ampliando l’importo di spesa per accogliere più domande.

Inoltre, in vista della graduale riapertura, è urgente per Turismo Verde-Cia fare il punto su un chiaro protocollo di sicurezza in agriturismo, attraverso la costituzione di un tavolo tecnico con operatori sanitari e del comparto agrituristico. Questi ultimi, infatti, volendo tornare ad accogliere clientela nel rispetto delle disposizioni del Governo, si troveranno a sostenere nuovi investimenti e avranno bisogno di farlo in modo chiaro e mirato, senza disperdere risorse.

A tal proposito, Turismo Verde-Cia, chiede che le imprese agrituristiche vengano supportate con mutui a tasso zero, garantiti dello Stato e con agevolazioni nell’accesso al credito. Servono soluzioni gestionali snelle che tengano conto della multifunzionalità degli agriturismi, alle prese anche con stringenti regole urbanistiche e igienico-sanitarie.

Riaprono altri mercati alimentari in Romagna

Dopo Verucchio (Rn), ripartono i mercati alimentari anche a Faenza (Ra), Lugo (Ra), Castrocaro Terme (FC), Modigliana (FC) e Bellaria (Rn), in virtù dell’ordinanza del 3 aprile 2020 e tenendo presente anche le informazioni e le esigenze presentate ai Sindaci da Cia Romagna.

Cia Romagna non ha mai smesso di lavorare sulla riapertura dei mercati agricoli e con l’entrata in vigore dell’ordinanza , si è rivolta ancora una volta ai sindaci, chiedendo loro di riattivare, nei modi consentiti, i mercati di prodotti alimentari.

Dopo Verucchio, in seguito a diversi approfondimenti e verifiche, anche i Sindaci di Faenza, Lugo, Castrocaro Terme, Modigliana e Bellaria hanno ritenuto opportuno accogliere la richiesta di Cia Romagna, dal momento che l’Ordinanza della Regione legittima l’apertura di mercati ambulanti a merceologia esclusiva alimentare “in spazi pubblici recintati” e “a condizione che l’accesso sia regolamentato”. Devono essere altresì rispettate le misure igienico-sanitarie e di distanziamento da parte degli operatori e dei clienti.

“Esprimiamo un sentito apprezzamento e ringraziamento ai Sindaci e ai loro collaboratori. La loro disponibilità ad approfondire le nostre richieste e a verificare quali soluzioni potessero essere percorribili dimostra una grande volontà di cercare di tenere conto, al contempo, della salute dei cittadini e delle attività economiche – afferma il presidente di Cia Romagna, Danilo Misirocchi – In un momento di emergenza sanitaria come quello che stiamo vivendo bisogna certo tutelare la salute prima di tutto. Anche gli aspetti logistici assumono rilevanze diverse e richiedono strategie complesse. Auspichiamo che altre amministrazioni comunali seguano questa strada, senza nascondersi dietro a pareri di un apparato burocratico ormai totalmente inadeguato ai tempi”.

Le aree destinate ai mercati alimentari verranno opportunamente recintate, con accesso regolamentato e presidiato da addetti al controllo. Gli operatori del mercato dovranno svolgere la loro attività nel rispetto delle disposizioni igienico-sanitarie in vigore per l’emergenza Coronavirus.

Cia Romagna assicura che da parte sua e degli agricoltori associati sarà data la massima collaborazione per garantire il rispetto delle norme di sicurezza igienico-sanitarie previste dalla normativa vigente a tutela della salute di tutti.

Manodopera – Condanna del caporalato. Servono interventi immediati per la mancanza di forza lavoro

Cia-Agricoltori Italiani Romagna condanna fermamente la pratica del caporalato. Lo sfruttamento è un fatto grave e inaccettabile e deve sempre essere contrastato. Contestualmente bisogna pensare a come affrontare elementi che, proprio in questa fase di crisi e di emergenza, rischiano di creare aree grigie, che favoriscono i fenomeni della speculazione sia sul mercato dei terreni sia su quello del lavoro. “Per questo sosteniamo con forza l’intervento a supporto delle imprese con liquidità e semplificazioniafferma Mirco Bagnari, direttore di Cia RomagnaBisogna evitare che il posto delle imprese agricole sane, che lavorano nella legalità e che sono la maggior parte, sia assunto da soggetti che fanno del mancato rispetto della legge il proprio mestiere”.

La questione della carenza di manodopera in agricoltura esiste e già da prima dell’emergenza covid-19: questa situazione l’ha ulteriormente amplificata. “Non è però accettabile che per colpa di qualcuno passi il concetto che l’agricoltura sfrutta la manodoperaspiega Danilo Misirocchi, presidente di Cia RomagnaIl problema che non si trova manodopera, e tantomeno quella specializzata, è un fatto con il quale gli agricoltori da tempo devono fare i conti”.

La stragrande maggioranza della manodopera in agricoltura negli anni è stata rappresentata da lavoratori stranieri che, sia a causa delle scelte politiche degli ultimi anni sia a causa del coronavirus, non sono più disponibili e reperibili. In qualche modo dovrà essere sostituita.

Le proposte che Cia-Agricoltori Italiani ha sottoposto al Governo sono: regolarizzare gli immigrati che ogni anno sono fondamentali nel periodo della raccolta; introdurre agili strumenti, come i voucher, per azzerare la burocrazia e assumere studenti, disoccupati e cassaintegrati; creare una green line con i Paesi dell’Est Europa, sulla scia delle raccomandazioni dell’Ue, per favorire il trasferimento dei lavoratori.

Le organizzazioni professionali si stanno attrezzando per essere di supporto con vari strumenti (come ad esempio piattaforme tecnologiche per incontro tra domanda e offerta di manodopera), ma è necessario ci sia una regia pubblica e un ruolo importante di chi per compito istituzionale si occupa di mercato del lavoro. Cia Romagna accoglie positivamente il servizio del portale “Lavoro per te” messo in campo dalla Regione Emilia-Romagna per aiutare le aziende agricole nella ricerca e reclutamento di mano d’opera stagionale, e sottolinea che va valutata l’efficacia e l’eventuale possibilità di dialogo e raccordo con le altre piattaforme, per non creare recinti separati.

Gli agricoltori chiedono condizioni per potere operare e poter crescere nell’interesse del territorio e delle proprie imprese, che sono patrimonio sociale dei nostri territori. “Il dibattito in corso non può continuare all’infinitosostiene Danilo Misirocchi, presidente di Cia RomagnaServono interventi immediati e chiari per consentire alle aziende di assumere manodopera in grado di iniziare e portare a termine la raccolta di frutta e verdura di stagione fondamentale per l’approvvigionamento degli scaffali. L’agricoltura in questo momento si sta dimostrando fondamentaleconclude Misirocchie bisogna fornire le aziende agricole di tutti gli strumenti necessari per svolgere il proprio lavoro per tutta la comunità”. 

Cia chiede ai Sindaci di riattivare i mercati alimentari

C’è l’intesa fra ministero della Salute e il presidente della Regione Emilia-Romagna nell’ordinanza del 3 aprile 2020. Ora Cia Romagna chiede ai sindaci di riaprire i mercati alimentari. Si ridurrebbe la pressione eccessiva sui centri commerciali da parte dei consumatori

6 Aprile 2020Cia-Agricoltori Italiani Romagna non ha mai smesso di lavorare sulla riapertura dei mercati agricoli. Ora, con l’entrata in vigore dell’ordinanza del 3 aprile 2020, Cia Romagna chiede ai Sindaci di riattivare, nei modi consentiti, i mercati di prodotti alimentari.

Infatti, la recente ordinanza – emessa dal ministero della Salute, d’intesa con il Presidente della Regione Emilia-Romagna – li permette.

È stata così accolta la richiesta di Cia-Agricoltori Italiani. L’art. 1 lettera d) dell’ordinanza del 3 aprile 2020, ne permette la riapertura alle condizioni indicate: “Non sono sospesi all’interno di strutture coperte o in spazi pubblici recintati i mercati a merceologia esclusiva per la vendita di prodotti alimentari e i posteggi destinati e utilizzati per la vendita di prodotti alimentari a condizione che l’accesso sia regolamentato in modo da consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro”.

La riapertura dei mercati alimentari avrebbe l’importante effetto di ridurre la pressione dei consumatori sui centri commerciali e sui negozi di prodotti ortofrutticoli che, inevitabilmente, in questo periodo, come documentato da servizi giornalistici, subiscono una pressione eccessiva da parte dei consumatori. Eviterebbe, inoltre, di sprecare gran parte della produzione che in questo periodo d’inizio primavera arriva a maturazione.

Cia Romagna assicura che da parte sua e degli agricoltori associati sarà data la massima collaborazione per garantire il rispetto delle norme di sicurezza igienico-sanitarie previste dalla normativa vigente a tutela della salute di tutti.

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