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Cia-Agricoltori Italiani Imola: al porto di Ravenna per difendere la nostra cerealicoltura

RAVENNA, 12 giugno 2026 – La mobilitazione di Cia-Agricoltori Italiani ha portato oggi centinaia di agricoltori al porto di Ravenna per denunciare una crisi senza precedenti che sta colpendo la cerealicoltura nazionale, un settore che rappresenta il 20% della superficie agricola utilizzata in Italia. Lo scalo ravennate è diventato il simbolo di un mercato alterato che penalizza pesantemente chi produce e chi consuma, a causa di importazioni selvagge — cresciute del 40% nel 2023 — che continuano a deprimere il valore del grano italiano nonostante il Paese sia il primo produttore UE di grano duro.

Nel corso della manifestazione è intervenuto anche Jacopo Giovannini, presidente di Cia Imola, che ha evidenziato come la filiera del grano oggi non garantisca più un reddito dignitoso ai cerealicoltori. “Non siamo andati certamente all’arrembaggio delle navi-granaio provenienti dall’estero, ma vogliamo ribadire che chi produce percepisce oggi per un quintale di prodotto lo stesso importo del 1970, con quotazioni crollate dai 50 euro del 2023 ai circa 20-28 euro attuali. A fronte di un impegno costante in termini di qualità e sostenibilità, il prezzo del frumento è rimasto praticamente fermo a cinquant’anni fa, mentre paradossalmente il prezzo della pasta per i consumatori è aumentato dell’80%”.

Giovannini ha denunciato che le aziende lavorano pesantemente sottocosto: “Produrre un ettaro di grano duro costa mediamente 1.200 euro, ma il mercato ne riconosce appena 700, con una perdita netta che supera i 400 euro per ettaro. Nell’ultimo anno abbiamo assistito a un calo dei prezzi alla produzione del frumento del 20%, mentre i costi tecnici sono esplosi: i fertilizzanti sono aumentati del 60-70% e il gasolio agricolo è salito da 0,80 a 1,40 euro al litro”.

Il presidente di Cia Imola ha ribadito l’urgenza di avviare controlli sistematici su ogni nave che attracca, coinvolgendo NAS, Guardia di Finanza e Sanità Marittima, per garantire che gli standard qualitativi, sanitari ed etici dell’UE siano rispettati anche dai prodotti d’importazione. “Ogni chicco di grano deve essere controllato minuziosamente all’arrivo nei porti affinché non passi un prodotto di qualità mediocre che metta a repentaglio la nostra filiera, che è un vero gioiello delle eccellenze gastronomiche nazionali. Chiediamo con forza l’approvazione di una legge ‘Pasta Made in Italy’ che garantisca il 100% di grano italiano e l’origine obbligatoria in etichetta, insieme alla piena operatività della Commissione Unica Nazionale (CUN) e del registro ‘Granaio Italia’. È fondamentale che venga rispettata la legge sulle pratiche sleali per vietare definitivamente il sistema del sottocosto e restituire dignità a una battaglia che ha già raccolto quasi 100.000 firme con una petizione nazionale”.

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