Mercosur: per gli agricoltori una “Vittoria di Pirro”
“Cosa è servita la mobilitazione degli agricoltori europei contro il Mercosur e la presa dal Parlamento Europeo di bloccare l’accorso se la Commissione Europea adesso calpesta quelle decisioni? – si chiede Massimo Piva, presidente di Cia-Agricoltori Italiani Ferrara dopo l’annuncio della presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, di procedere comunque con l’applicazione provvisoria della parte commerciale dell’accordo.
L’accordo commerciale di libero scambio tra l’Unione europea e il blocco sudamericano Mercosur – che comprende Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay arriva dopo quasi 25 anni di negoziati e ha l’obiettivo di ridurre i dazi e facilitare il commercio tra gli Stati membri e l’Europa.
“A gennaio – continua Piva – gli agricoltori con centinaia di trattori provenienti da diversi Paesi europei si sono mobilitati a Strasburgo, per chiedere lo stop all’accordo commerciale con il Mercosur. Abbiamo protestato fortemente contro un’apertura del mercato europeo senza le dovute tutele, in particolare la reciprocità delle regole di produzione. L’arrivo di prodotti da paesi dove le regole produttive sono diverse dalle nostre e dove non c’è una tutela della manodopera rischia, infatti, di generare una forte concorrenza sleale a danno delle aziende agricole e mette a rischio standard ambientali e sanitari a discapito di milioni di consumatori”.
Dopo la protesta il Parlamento europeo ha deciso di rallentare l’iter dell’accordo chiedendo un parere alla Corte di giustizia dell’UE sulla compatibilità del trattato con il diritto europeo. Questa decisione ha congelato temporaneamente la procedura di ratifica, ma a fine di febbraio 2026 la presidente della Commissione Europea, Ursula Von Der Leyen, ha annunciato che l’Unione europea procederà comunque con l’applicazione provvisoria della parte commerciale dell’accordo, anche se il processo legislativo europeo non è ancora completato.
“Sappiamo che l’applicazione provvisoria – continua Piva – è prevista dai trattati europei, quindi, è una cosa che si può fare ma mi chiedo: è democratica? E soprattutto rispetta la volontà di migliaia di agricoltori? Credo che le aziende agricole siano allibite, preoccupate e si siano sentite anche prese in giro, come lo stop del Parlamento Europeo sia solo una “Vittoria di Pirro”. Ci siamo illusi che la presidente della Commissione Europea ascoltasse le problematiche sollevate dal nostro settore e che ci fossero le condizioni per cambiare i termini dell’accordo. Evidentemente – conclude Piva – gli agricoltori rimangono una categoria di serie B, sulla quale si può passare sopra senza problemi. Ma una cosa è certa: non lasceremo che lo facciano”.