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Pesca e acquacoltura in difficoltà, ma c’è incertezza anche per la frutticoltura

Mitili e pesce rimasti invenduti a causa della chiusura del canale commerciale Ho.re.ca – l’acronimo di hotel, restaurant e catering – o commercializzati a prezzi più bassi di quelli di produzione. Cia – Agricoltori Italiani Ferrara lancia l’allarme sui settori dell’acquacoltura e pescicoltura, colpite dalla lunga coda dell’emergenza sanitaria, con la prospettiva di riaperture parziali che non fa sperare in una ripresa veloce.  Perché, anche se il settore è autorizzato a operare, essendo a tutti gli effetti attività agricola, in realtà le vendite sono diminuite di almeno il 30% in poche settimane, come spiega Michele Gatti, vicepresidente della Cooperativa Pescatori Laghese, una delle sessanta cooperative che riuniscono gli oltre 1200 pescatori della Sacca e i 350 che operano a Comacchio.

“La Pasqua e i ponti di aprile e maggio – afferma Gatti – hanno sempre inaugurato l’inizio di una fase importante per il settore ittico del territorio, con un notevole aumento della richiesta da parte della ristorazione, degli hotel che si preparano alla stagione estiva e dei catering per matrimoni e cerimonie in generale. Quest’anno ovviamente questa richiesta è praticamente azzerata e sinceramente non abbiamo ancora capito se questa cosiddetta “fase 2” consentirà una vera riapertura di questi canali. Probabilmente continueranno a lavorare a singhiozzo per mesi, con un grave danno alla “filiera del turismo”, di cui fa parte anche il nostro settore. Non bastano nemmeno gli aumenti generali dei consumi domestici a compensare le perdite che già stiamo subendo, perché le persone tendono a mangiare il pesce al ristorante, non a prepararlo a casa. Siamo in attesa – conclude Gatti – di capire quando saranno erogati i sostegni finanziari che l’Europa sta mettendo in campo in questi giorni, ma se non arriveranno in tempi brevi l’acquacoltura e la pesca del nostro territorio conosceranno una crisi mai vista”.

Se questi settori i danni ci sono già, il comparto ortofrutticolo è in attesa di capire come andrà la commercializzazione dei prodotti quando entreranno in commercio molte varietà di frutta e verdura estive.  “Attualmente – commenta Stefano Calderoni, presidente di Cia Ferrara – la situazione del settore ortofrutticolo, a parte le problematiche di mercato e fitosanitarie che già lo caratterizzavano prima dell’emergenza sanitaria, appare sotto controllo. Le nostre aziende e le filiere lavorano per rifornire principalmente la grande distribuzione e i consumi sono in aumento. Questo, sia chiaro, non significa che gli agricoltori stiano avendo benefici diretti evidenti, perché i prezzi alla produzione sono sempre al limite della redditualità e il valore continua a essere distribuito in maniera non equa lungo le filiere. I problemi veri – conclude Calderoni – rischiano di arrivare tra qualche settimana, quando le aziende ortofrutticole entreranno nella piena produttività, arriveranno sul mercato molte varietà di prodotti e anche per loro mancheranno alcuni importanti canali commerciali. L’export continuerà ad essere complesso, perché le difficoltà logistiche limitano la circolazione delle merci. Inoltre hotel, ristoranti, mense, stabilimenti balneari e catering assorbono dal 40 al 50% dei prodotti e se non ci saranno, come è quasi certo, aperture al 100% nessun aumento del consumo casalingo potrà compensare le perdite”.

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