UE-Mercosur: un accordo che penalizza i piccoli e medi produttori
L’accordo commerciale UE–Mercosur – l’organizzazione commerciale formata da Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay che è la sesta economia più grande a livello mondiale – rappresenta un grave fattore di rischio per l’agricoltura europea e italiana, in particolare per i territori a forte vocazione agricola e per i piccoli e medi produttori. L’apertura del mercato a grandi volumi di prodotti agricoli a basso costo, ottenuti con standard ambientali, sanitari e sociali inferiori a quelli europei, rischia di compromettere in modo strutturale la tenuta economica di intere filiere.
Questo modello di liberalizzazione – che prevede la riduzione progressiva dei dazi sul 90% dei prodotti e operazioni doganali semplificate per favorire la circolazione delle merci – promosso nell’ambito delle politiche commerciali dell’Unione europea, favorisce principalmente le grandi multinazionali agro-industriali, mentre scarica i costi economici, ambientali e sociali sui territori rurali, sugli agricoltori e sui consumatori.
Le aree vocate alle colture estensive sono tra le più esposte. La provincia di Ferrara, caratterizzata da una produzione rilevante di cereali, mais, grano e soia – le materie prime che verrebbero massicciamente importante dal Sud America -rischia di subire un impatto particolarmente pesante. Qui l’agricoltura si basa su margini già ridotti, fortemente dipendenti dai prezzi di mercato e dai costi di produzione. L’ingresso di grandi quantità di prodotti importati a prezzi più bassi eserciterà una pressione al ribasso insostenibile, mettendo in difficoltà soprattutto le aziende agricole di piccola e media dimensione.
L’accordo incentiva, infatti, un modello produttivo fondato sulla monocultura e sull’agricoltura intensiva, incompatibile con la tutela dell’ambiente, del suolo e della biodiversità. A livello globale alimenta la deforestazione e l’espansione delle coltivazioni destinate a mangimi, mentre a livello locale spinge verso l’abbandono delle aziende agricole meno strutturate, accelerando lo spopolamento delle aree rurali e la perdita di presidio del territorio.
Preoccupante è anche l’impatto sulla salute e sulla sicurezza alimentare. Nei Paesi del Mercosur sono consentite pratiche e sostanze vietate in Europa. Prodotti ottenuti con pesticidi e standard meno stringenti rischiano di entrare nel mercato europeo, creando una concorrenza sleale e abbassando di fatto il livello complessivo di tutela per i consumatori.
Le cosiddette clausole di salvaguardia previste dall’accordo appaiono deboli e difficilmente applicabili. Le risorse economiche annunciate non compensano i danni potenziali e non rappresentano un reale sostegno ai territori più colpiti. L’ipotesi di un’applicazione anticipata dell’accordo, senza un pieno confronto democratico, aggrava ulteriormente le criticità.
In questo contesto si colloca la manifestazione degli agricoltori del 18 dicembre a Bruxelles, che rappresenta un passaggio fondamentale di mobilitazione e di richiesta di ascolto da parte dei territori agricoli più esposti.
Ribadiamo con forza che, in assenza di rassicurazioni chiare e vincolanti rispetto alle richieste formulate, a partire dalla tutela dei piccoli produttori, dal rispetto degli standard ambientali e sanitari e dalla salvaguardia delle economie agricole locali, la mobilitazione non potrà considerarsi conclusa: il 20 gennaio saremo, infatti, a Strasburgo, sede del Parlamento Europeo, per chiedere risposte concrete e credibili a tutela dell’agricoltura, dei territori e delle comunità rurali.